Jovanotti svela: Un mio amico è stato un terrorista

In attesa dell'uscita del suo 14esimo album, 'Oh Vita!', previsto per il 1 dicembre, Jovanotti ha concesso un'intervista a Vanity Fair in cui spazia dal caso Weinstein al suo rapporto con la critica fino al racconto di un'amicizia con un ragazzino che poi è entrato nelle Brigate Rosse partecipando al rapimento di Aldo Moro

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    Jovanotti svela: Un mio amico è stato un terrorista

    “Un mio amico è stato un terrorista”, svela Jovanotti lasciando tutti a bocca aperta. Pronto a infrangere di nuovo tutti i record con l’uscita del suo nuovo album, prevista per il 1 dicembre, Jovanotti ha concesso una lunga intervista a Vanity Fair in cui tocca svariati argomenti, dal suo incontro con Berlusconi al caso Weinstein, passando appunto per il racconto di quell’amico di infanzia che poi si è unito alle Brigate Rosse.

    Il racconto di Jovanotti sull’amico brigatista

    Jovanotti is back. Dopo mesi di silenzio lontano dai riflettori, il cantante 51enne è pronto a riempire le radio con le canzoni del suo nuovo album “Oh Vita!”, per esattezza il suo 14esimo, che uscirà il 1 dicembre, a trent’anni di distanza dal suo primo disco, “Jovanotti for President”.

    In un’intervista pubblicata su Vanity Fair, Lorenzo ha raccontato di quando aveva circa 10 anni e andava a Monterotondo, vicino Roma, con i genitori a casa di un collega del padre. Lì incontro il figlio della coppia Alessio, che poi negli anni di piombo scelse la strada del terrorismo.

    “Era molto più adulto di me e, a detta dei suoi, era un sub provetto. Io me l’immaginavo subito come una specie di Jacques Costeau e fantasticavo su questo lupo di mare”, ha confidato alla testata il cantante di “A te”.

    “Una di quelle domeniche Alessio si manifestò e mi portò nella sua stanza per mostrarmi pesci bellissimi di ogni dimensione, tutti catturati e catalogati da lui, tra cui spiccava la foto di una micidiale murena”, ha ricordato prima di confessare il “destino” del suo amico d’infanzia.

    Venni a sapere, anni dopo, che era entrato a far parte delle Brigate Rosse partecipando al rapimento di Aldo Moro e al massacro della sua scorta in Via Fani per poi scappare in Nicaragua“.

    Jovanotti e il rapporto con la critica

    Lorenzo ha ricordato anche le critiche agli esordi della sua carriera e di come nonostante tutto ne sia fiero.

    “Io non mi vergogno di niente. Non vorrei mai cancellare quel pezzo di storia, il mio passato, né far finta che non sia esistito. Soprattutto dei disastri di un debutto. Li osservo con allegria. Perché ho imparato che poche cose sono più importanti di saper ridere di sé”, ha detto l’amatissimo cantautore toscano, uno dei pochi a riempire gli stadi.

    Jovanotti sul caso Weinstein

    Cherubini ha detto la sua sul caso Weinstein, ma più in generale sul tema delle molestie sessuali nel mondo dello sprttacolo.

    “Se sei in una situazione di grande potere hai più responsabilità rispetto alle scelte degli altri. Tra dieci anni, quando un produttore non inviterà più una ragazza di vent’anni con i pantaloni abbassati in camera sua perché sa che potrebbe andare in galera, un passo avanti sarà stato fatto. Ma il passo più grande si farà quando a far paura a un uomo non sarà la galera, ma l’abitudine alla propria prepotenza”, ha dichiarato Jovanotti con la sua consueta saggezza.

    Jovanotti e l’incontro con Berlusconi

    Tra gli incontri del passato di Lorenzo Cherubini c’è anche quello con Silvio Berlusconi, che gli fece una bizzarra proposta.

    “Ci mostrò la villa, la pinacoteca, la palestra. Giocava il Milan a San Siro e ci invitò ad andarlo a vedere dopo pranzo. Con l’elicottero. Atterrammo nel parcheggio di San Siro e lui disse: ‘Chi non piscia in compagnia…’ con un tono un po’ goliardico, non mi stupii perché quella tradizione tutta maschile l’avevo già praticata. Ma non credo che io per lui fossi speciale, penso soltanto che quello spettacolo fosse parte del kit”.