Giulia Michelini rivela: I fan mi chiamano Rosy Abate

Giulia Michelini è una splendida attrice, che da qualche settimana abbiamo ritrovato sui nostri schermi nei panni di Rosy Abate, nell’omonima fiction di Canale 5. Il suo curriculum segna un gran numero di collaborazioni tra televisione e cinema, eppure nessuno la conosce.

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    Giulia Michelini rivela: I fan mi chiamano Rosy Abate

    Giulia Michelini ha rivelato che molti suoi fan non la riconoscono e la chiamano Rosy Abate, come il personaggio che lei interpreta nell’omonima fiction in onda in queste settimane su Canale 5. Forse questo è il ruolo che più le ha regalato il successo, dapprima con la serie tv Squadra Antimafia e ora con questo spin-off record di ascolti. Eppure Giulia Michelini lavora da molti anni nel mondo del cinema e della televisione, senza essere mai riuscita a farsi conoscere davvero.

    Giulia Michelini, l’intervista

    Giulia Michelini, 32 anni, è molto schiva e riservata. Difficilmente rilascia interviste, ma questa volta ha deciso di uscire allo scoperto. Sulle pagine del Fatto Quotidiano, la bravissima attrice di Squadra Antimafia si è raccontata a cuore aperto.

    La sua passione per la recitazione è evidente, ma fare l’attrice non è tutto rose e fiori. “Non mi trovo in questa smania di voler conoscere l’attore attraverso il personaggio che interpreta. Poi per carità, c’è la promozione e bisogna seguire il flusso, quindi a volte cedo.

    Questa resta la parte del mio lavoro che meno mi appassiona, compresi gli eventuali red carpet, le successive foto, le chiacchiere di prassi, i sorrisetti, il contorno”. Insomma, Giulia è un’attrice davvero sui generis, che non ama apparire in pubblico senza il filtro della telecamera.

    Questo suo carattere schivo l’ha resa un personaggio difficile da identificare, tanto che difficilmente viene fermata per strada dai suoi fan. “Capita quando trasmettono la serie, altrimenti campo tranquilla”. Addirittura, in molti non conoscono nemmeno il suo nome: “Insistono con Rosy e Rosy, e ciò mi fa riflettere su quanto è marcio il meccanismo”.