Karina Cascella, quel ricordo indelebile della madre: ‘Ho lottato per lei ma ho perso’

L'opinionista nasconde un grandissimo dolore nel cassetto dei ricordi, in quel passato che resta oggi come un doloroso presente fatto di vuoti e lacrime. Ne ha parlato sui social, mettendo a nudo la sua fragilità

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    Karina Cascella non ha mai smesso di pensare alla madre, dopo la sua morte. L’opinionista fa i conti con un dolore impossibile da allontanare dal cuore. Ha perso entrambi i genitori, a distanza di due anni l’uno dall’altra, e da allora molte cose sono cambiate. Il ricordo corre sui social, e si fa palpabile carezza sulla sua anima.

    Karina Cascella ricorda sua madre

    Aveva deciso di condividere tutto quel dolore con i fan, Karina Cascella, quando con un post che la ritraeva insieme a sua madre in una vecchia foto ha fatto un piccolo bilancio di un passato non facile da ripercorrere.

    La mamma dell’opinionista, Rita, è morta appena due anni dopo il padre. Lei aveva appena 18 anni, nel pieno della svolta adolescenziale verso l’età adulta.

    Quella della Cascella non è stata certo una vita facile, e ha sempre parlato della sua strenua lotta per tenere legata a sé la dolce mamma: “Quanto ho lottato per lei, per noi e la cosa che mi fa più arrabbiare è che io quella battaglia l’ho persa, perché lei dopo la morte di mio padre ha avuto fretta, tanta fretta di raggiungerlo. Ho fatto tutto quello che potevo, tutto quello che una bambina avrebbe potuto fare…ma una sera al tramonto lei è andata via”.

    Il difficile faccia a faccia con una rumorosa assenza

    “Mi sei mancata quando ho messo al mondo la mia bambina, mi sei mancata quando Sunny ha messo al mondo Caterina, mi sei mancata quando la mia famiglia si è sgretolata, mi sei mancata quando a gattoni cercavo di tornare a camminare. Mi mancherai per tutto il resto della mia vita, in tutti i miei giorni, in tutto quello che farò è che vorrò fare, in tutto quello che sarà Ginevra”.

    Un’assenza davvero assordante, che si è fatta largo in ogni momento dell’esistenza, finendo col permeare di un alone di malinconia anche i giorni più belli di Karina.