La conduttrice Padma Lakshmi sul presunto stupro di 32 anni fa: ‘Ecco perché ho taciuto’

Le parole della star televisiva statunitense si posizionano in completa antitesi rispetto alla posizione del presidente Trump: il tycoon sostiene che se esistesse un reato di natura sessuale, la vittima denuncerebbe subito.

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 26 settembre 2018

La conduttrice Padma Lakshmi sul presunto stupro di 32 anni fa: ‘Ecco perché ho taciuto’
Foto: Ansa

La conduttrice televisiva statunitense Padma Lakshmi ha spiegato perché è rimasta in silenzio dopo un presunto stupro da parte di un adolescente. I fatti richiamati dalla sua memoria rimandano a 32 anni fa, e a 48 anni ha deciso di riaprire un capitolo doloroso del suo passato per condividerlo con il suo amato pubblico.

Una violenza sessuale di 32 anni fa

La notizia, rimbalzata sui media internazionali dopo il suo editoriale sul New York Times, ha assunto proporzioni notevoli dopo il messaggio rivolto al presidente Trump. Quest’ultimo ha ‘derubricato’ le accuse di violenza sessuale contro il giudice Brett Kavanaugh perché, se vere, a detta del tycoon sarebbero state mosse nell’immediatezza dei fatti.

Posizione fortemente avversata dalla conduttrice 48enne, che ha affermato che “non è mai troppo tardi per denunciare”. Padma Lakshmi ha deciso quindi di spiegare perché comprende la scelta di non esporsi subito dopo un abuso: anche lei ha aspettato oltre 30 anni prima di parlarne in pubblico.

Un intervento che si innesta nell’aspra querelle intorno all’affaire Kavanaugh, accusato da due donne per fatti che sarebbero risalenti agli anni ’80.

Secondo il racconto della Lakshmi, un ragazzo avrebbe abusato di lei quando aveva 16 anni, e si sarebbe recata a casa del suo aguzzino per poi svegliarsi in preda a una violenza sessuale.

Avrebbe taciuto per la vergogna e lo shock, sentimenti comuni a molte vittime di stupro. E ribadendo il concetto sull’assenza di una ‘scadenza’ in materia di verità ha rincarato la dose contro Donald Trump: “Abbiamo tutti molto da perdere se mettiamo un limite di tempo per dire la verità su un’aggressione sessuale“.