Mondiali 2018, il dramma del calciatore Jacub Blaszczykowski: “A 10 anni vidi papà uccidere mia madre”

Non solo talento in campo, ma anche storie personali a volte pesanti come macigni, come quella della stella del calcio polacco che ha scelto di condividere il suo più intimo dolore.

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    Mondiali 2018, il dramma del calciatore Jacub Blaszczykowski: “A 10 anni vidi papà uccidere mia madre”

    Ai Mondiali di Russia 2018, in scena non solo lo sport ma anche una storia personale davvero inaspettata. Il centrocampista polacco Jakub Blaszczykowski ha un passato davvero straordinario e drammatico al tempo stesso, che fa della sua identità una delle più suggestive di questa competizione.

    Jakub Blaszczykowski: “A 10 anni vidi papà uccidere mia madre”

    Jakub Blaszczykowski, centrocampista in forze alla Polonia nei Mondiali 2018, ha un passato molto particolare e inaspettato per gran parte dei tifosi.

    È la storia di un campione forte del suo talento e di un dramma che pochi avrebbero potuto dominare con tenacia non comune.

    A soli 10 anni assistette all’omicidio di sua madre. A ucciderla fu suo padre. Un resoconto shock, cristallizzato, nero su bianco, tra le righe grandiose e spietate di una lucida autobiografia, intitolata Kuba. Questo è il soprannome che i suoi tifosi gli hanno dato, titolo che ha scelto per mettersi a nudo senza risparmiare alcuna sfumatura del suo scomodo vissuto ai fan.

    “Non dimenticherò mai quel giorno, fa parte di me. Mi ha sconvolto la vita, ma mi ha anche dato la forza per andare avanti e diventare quello che sono. Adesso non mi spaventa nulla, so che qualsiasi cosa mi possa accadere ho già vissuto di peggio”.

    La rinascita dalle ceneri della tragedia

    Dopo la brutale violenza, il calciatore si sarebbe ritrovato solo. Per 5 giorni ancorato al suo letto, nell’impossibilità di reagire a un dolore più grande di ogni umana sopportazione.

    Il padre ha accoltellato la madre davanti ai suoi occhi, e per quell’orrendo crimine è stato condannato a 15 anni di reclusione.

    A prendersi cura di Kuba e del fratello Dawid sono stati la nonna materna e lo zio (ex calciatore della nazionale polacca).

    Quest’ultimo lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza: un uomo mite, gentile e volitivo, con un’eredità sportiva da affidare a quel nipote soffocato dalla sofferenza.

    Grazie a lui è diventato la stella del calcio di oggi, dopo un’odissea difficile persino da ascoltare. Ora tutti sanno l’orizzonte a cui rivolgono le sue mani al cielo, dopo ogni goal: “Ogni rete è per mia madre Anna”.