Orietta Berti al vetriolo contro la stampa “Sono sempre stata trattata come una ciabatta”

A microfoni dell'irriverente talk Matrix Chiambretti, la cantante ripercorre il passato e fa un bilancio nudo e crudo del suo rapporto con i media. Una sorta di 'autopsia' di quel che rimane di un annoso conflitto con chi la gettò in pasto a feroci critiche.

Pubblicato da Giovanna Tedde Venerdì 25 maggio 2018

Orietta Berti al vetriolo contro la stampa “Sono sempre stata trattata come una ciabatta”
Foto / ansa

Orietta Berti ripercorre il rapporto con la stampa a Matrix Chiambretti, nella puntata del 25 maggio in onda in seconda serata, su Canale 5. Le parole della cantante non sono certo nuove nel quadro complessivo che ha sempre dipinto, circa l’indigesto comportamento dei media nei suoi confronti che già aveva esposto anni fa.

Orietta Berti contro la stampa: l’intervista a Matrix Chiambretti

Orietta Berti è una delle ospiti di Matrix Chiambretti, in onda in seconda serata, su Canale 5, il 25 maggio 2018.
In studio, un lungo flashback sui trascorsi dell’artista, sino a quegli scatti anni ’60 che la gettarono in pasto alle cronache scandalistiche per via di alcune pose e mise ritenute ‘hard’.
Questo ha creato un punto di rottura tra la cantante e i mass media, tanto da cristallizzare la sua personale chiave di lettura, tempo fa, con parole pesanti rilasciate a La Repubblica: “La vita rovinata l’ho avuta anch’io, sono sempre stata trattata come una ciabatta dalla stampa”.
Non sono solo foto ‘compromettenti’ ad aver incrinato i rapporti con la stampa. Nel 1967, infatti, ba Berti portò al Festival di Sanremo (arrivando in finale) il suo storico brano ‘Io, tu e le rose’.
Ebbene, in quella occasione, sui giornali si accese il fuoco incrociato dei sospetti: quella fu l’edizione in cui Luigi Tenco morì, al suo fianco un biglietto: “Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale…”. Parole che la stampa consegnò alla storia nazionale sotto una luce avversa all’usignolo di Cavriago.