Tinto Brass in tribunale contro i figli per la gestione del suo patrimonio

Il regista, dopo l’ictus che lo ha colpito, è stato posto sotto tutela da un giudice che ha accettato l’istanza del figlio Bonifacio. E così Tinto Brass perde l’amministrazione dei beni di famiglia, affidata alla sua nuova moglie Caterina Varzi. Ma i due coniugi non sono d’accordo e presentano ricorso.

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    Tinto Brass in tribunale contro i figli per la gestione del suo patrimonio

    Tinto Brass si ritrova in attrito con i suoi figli per la gestione del patrimonio di famiglia. Il regista, considerato un vero maestro nell’ambito del cinema erotico italiano, ha deciso di ricorrere contro la decisione del giudice che lo ha posto sotto tutela, nominando sua moglie Caterina Varzi amministratrice dei beni familiari. Beatrice e Bonifacio, i figli di Tinto Brass, temono infatti che il padre possa sperperare il suo patrimonio e hanno chiesto in tribunale che fosse la nuova moglie ad occuparsene.

    Tinto Brass fa ricorso contro i figli

    A spiegare i motivi per cui Tinto Brass e Caterina Varzi, che si sono sposati lo scorso agosto 2017, hanno deciso di impugnare la decisione del giudice è la stessa attrice ed ex avvocato, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. “Tinto è persona capace e autonoma” – spiega Caterina, che tuttavia ha accettato l’incarico.

    “Di fronte alla decisione del giudice di nominare un amministratore, ho pensato che quantomeno quell’amministratore dovessi essere io, per evitare intromissioni di estranei nella nostra vicenda umana”. La decisione della Varzi è stata approvata da Bonifacio, il primogenito di Tinto Brass, che ritiene questa una “questione personale e privata, che tale deve rimanere”.

    Intanto il regista si sfoga, paragonando la sua situazione a quella del celebre Sofocle: “Accade a volte che a un certo punto della vita siano i figli a portarti in tribunale. È successo anche a Sofocle quando aveva novant’anni e fu accusato di dilapidare il suo patrimonio. Ma Sofocle chiese al giudice una cosa semplice: ‘Dica lei se sono un folle’. Non solo non lo condannarono, ma lo portarono a casa in trionfo”.

    LA POSIZIONE DI BONIFACIO E BEATRICE BRASS

    Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato dei legali di Bonifacio e Beatrice Brass:

    “In relazione alla notizia diffusa dai media riguardo alla nomina di un amministratore a favore del Maestro Tinto Brass, precisiamo quanto segue.

    Non corrisponde alla realtà la circostanza che il provvedimento sia stato emesso nell’ambito di una lite promossa dai figli nei confronti del padre ed avente ad oggetto il patrimonio di quest’ultimo. Il ricorso è stato promosso dal signor Bonifacio Brass col solo scopo di tutelare i diritti del padre.

    Del resto, la nomina di un amministratore di sostegno avviene nel corso di un procedimento di cosiddetta volontaria giurisdizione e quindi per definizione “non contenzioso” che esclude pretese patrimoniali e perciò non è lite: parlare di “parti in causa” è errato. L’istituto dell’amministrazione di sostegno è volto invece a garantire un ausilio nella gestione di determinati aspetti della vita quotidiana, che per l’inevitabile avanzare dell’età divengono spesso gravosi.

    A dimostrazione del fatto che unica ragione dell’iniziativa è la tutela del padre, si precisa che proprio dal figlio Bonifacio Brass proviene il suggerimento di nominare quale amministratrice di sostegno la moglie del Maestro in quanto residente nella medesima città a prescindere da ogni questione relativa alla convivenza.

    Il Tribunale di Roma, evidentemente condividendo le prudenziali argomentazioni del figlio, ha ritenuto sussistenti i presupposti di legge per l’apertura dell’amministrazione così garantendo assai più efficacemente i diritti del celebre regista.

    Trattasi dunque di provvedimento non penalizzante, di natura ordinaria e di usuale adozione ad ogni latitudine. Illazioni ed affermazioni su tale vicenda, squisitamente privata, che in violazione dei limiti della verità oggettiva e della continenza recassero pregiudizio alla reputazione ed all’immagine di Bonifacio e Beatrice Brass, non potranno che dare àdito alle opportune e dovute azioni sia in sede penale che civile”.