Lino Banfi rivela: ‘Volevo farmi prete, cacciato perché spiavo le suore’

L'attore ha svelato alcuni retroscena inediti del passato, compreso il motivo del suo repentino allontanamento dal seminario in cui era entrato per prendere i voti...

Pubblicato da Giovanna Tedde Venerdì 28 dicembre 2018

Lino Banfi rivela: ‘Volevo farmi prete, cacciato perché spiavo le suore’
Foto: Ansa

Lino Banfi è intervenuto ai microfoni della trasmissione radiofonica I Lunatici, su Rai Radio 2, e ha raccontato la sua verità inedita. L’attore, re della commedia all’italiana, ha parlato del passato in una chiave sconosciuta al suo pubblico: “Volevo farmi prete“…

Lino Banfi in seminario

Prima di diventare il Lino Banfi che tutti conoscono e amano, l’attore era entrato in seminario per prendere i voti. L’obiettivo era quello di diventare prete, e a raccontarlo è stato lui stesso.

Parlo sempre poco dell’infanzia e dell’adolescenza perché non le ho avute – ha detto a I Lunatici, su Rai Radio 2 –. Nell’infanzia c’era la guerra, ero con i miei genitori in campagna per paura delle bombe. Poi appena finita la guerra sono andato in seminario, a fare il prete“.

Ma quell’esperienza si sarebbe interrotta bruscamente: “A un certo punto mi hanno cacciato via. A me e a un altro che ora fa il chirurgo. Ci hanno cacciato via perché eravamo impertinenti, ci arrampicavamo sul cornicione per spiare le suore di clausura che alloggiavano nel convento vicino. Mi hanno mandato via in V ginnasio“.

L’incontro con Ciro, ‘l’angelo’ di Banfi

A cornice del suo racconto, Banfi ha inserito un aneddoto che lo avrebbe segnato profondamente: “Era il 24 dicembre del 1954 e stavo senza una lira. Ad un certo punto passò un signore, Ciro, che faceva il posteggiatore abusivo. Mi invitò a casa sua, mi disse che dove mangiano in nove mangiano anche in dieci. Aveva otto figli. Mangiammo e bevemmo tantissimo. Mi fece dormire a casa sua. La mattina mi diede anche mille lire per prendere il treno“.

L’attore è tornato sulle orme di quell’uomo misterioso per esprimergli la sua riconoscenza, per poi fare una singolare ‘scoperta’: “Sono tornato qualche anno dopo a Napoli per cercarlo, ringraziarlo e dargli un regalo. Però, non l’ho più trovato. Nessuno sembrava conoscerlo e averlo mai visto. Un giorno, un mio amico cardinale mi chiese come mai continuassi a cercare questo Ciro a Napoli. Mi disse che non l’avrei trovato mai, perché quel Ciro era un angelo che scelse di salvarmi quella notte“.

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